Ogni segno inciso nella ceramica è un gesto che racconta. Tra le molte tecniche decorative, ce n’è una che amo particolarmente e che utilizzo spesso nel mio lavoro: lo sgrafito.
La parola deriva dal termine italiano sgraffiare, e già questo spiega molto. Si tratta infatti di incidere a mano la superficie dell’argilla per rivelare lo strato sottostante, creando contrasti grafici, trame e disegni. È una tecnica antichissima, presente in molte culture, ma ancora oggi sorprendentemente attuale per la sua eleganza e forza espressiva.
Come nasce il decoro
Il processo inizia quando l’oggetto in ceramica ha raggiunto lo stadio di “durezza cuoio” — né troppo umido né completamente asciutto. A questo punto si applica uno strato di colore (ingobbio), che sarà poi graffiato via con strumenti appuntiti, per riportare alla luce il colore naturale dell’argilla.
Il risultato? Un disegno inciso che non è solo visivo, ma anche materico: lo si può vedere e toccare, perché fa parte integrante della superficie. Ogni linea è un gesto irripetibile, ogni dettaglio nasce dal dialogo tra mano e terra.
Perché scelgo lo sgrafito
Per me lo sgrafito non è solo una tecnica decorativa: è un modo per raccontare storie sulla superficie degli oggetti. Mi consente di esprimere emozioni, ispirazioni, elementi geometrici o ispirati alla natura, richiamati all attraverso segni essenziali e profondi.
Richiede tempo, attenzione e presenza. E proprio per questo rispecchia il mio approccio all’artigianato: lento, consapevole, immersivo.
Ogni pezzo è unico, ogni segno uno stato d'animo.
Quando realizzo un piatto, una tazza o un gioiello decorato con lo sgrafito, so che ogni tratto inciso avrà un carattere unico. Nessuna replica è identica alla precedente, e questa è la magia del fatto a mano. Chi sceglie un oggetto decorato a sgrafito porta con sé una narrazione visiva, fatta di cura e passione.
In un mondo veloce e pieno di oggetti prodotti in serie, questa tecnica antica è per me un modo per ritrovare il valore del tempo e del gesto.

